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LA STORIA DI GORIZIA

Alla fine della guerra Gorizia fu retta da un Governatorato militare e poi, a seguito del Trattato di Saint-Germain-en-Laye (10 settembre 1919), l’annessione al Regno d’Italia venne celebrata il 6 febbraio 1921.  Si precisa che, prima del conflitto mondiale, la Contea Principesca di Gorizia e Gradisca aveva una superficie di 2.918 km² e 260.728 abitanti (dati 1910); poi, dal 1918 al 1923, arrivò a una superficie di 4.470 km² con circa 319.000 abitanti.  Sennonché, la scarsa lungimiranza della politica nazionale di allora, unita alla forte spinta di alcuni gerarchi friulani, portò alla soppressione della neocostituita provincia isontina. La ripartizione amministrativa vide l’assegnazione della maggior parte del territorio alla provincia di Udine, mentre alla provincia di Trieste furono aggregati, tra l’altro, il distretto giudiziario di Sesana, quello di Monfalcone e il circondario di Postumia, oltre al comune di Grado.  

A ciò contribuì anche la forte presenza nella Provincia di Gorizia della minoranza di lingua slovena che, nelle elezioni politiche del 1921, contribuì a far eleggere quattro deputati sloveni e un deputato comunista di lingua italiana.  Forte e severa si dimostrò la reazione delle autorità fasciste contro qualsiasi forma culturale slovena: furono chiuse diverse testate giornalistiche, scuole e persino associazioni sportive; molti nomi e cognomi stranieri furono italianizzati, creando malumore e tensione anche fra la popolazione di lingua italiana.È giusto ricordare che anche nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (poi Regno di Jugoslavia nel 1929) non diverso fu, in varie aree, il trattamento ricevuto dagli italiani in Dalmazia. 

 

Dopo tre anni di malgoverno nei territori della ex provincia da parte friulana, a Gorizia si ebbero manifestazioni ostili nei riguardi delle autorità, tanto che il governo ricostituì la provincia con Regio decreto-legge 2 gennaio 1927, n. 1.  La ricostituita Provincia aveva una superficie di 2.730 km² e 220.000 abitanti e, in quell’anno, il comune di Gorizia fu notevolmente ampliato: con legge dello Stato cinque comuni ne fecero parte: Lucinico, Sant’Andrea di Gorizia, San Pietro di Gorizia, Salcano, Piedimonte del Calvario.  Il podestà di allora era il senatore del Regno Giorgio Bombi, che governò con sagacia e abilità fino al 1934.  

Furono anni difficili per gravi crisi economiche, infrastrutturali e occupazionali; per la ricostruzione del territorio bisognava impegnarsi seriamente dando impulso alla costruzione di strade, palazzi, case e opifici, ma la ricostruzione durò poco poiché le vicende politiche nazionali e internazionali travolsero nuovamente queste terre.