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LA STORIA DI GORIZIA

L’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, in cui furono uccisi Francesco Ferdinando e sua moglie, fu la causa scatenante dello scoppio della Prima guerra mondiale,  poiché il 28 luglio dello stesso anno l’Impero austro-ungarico dichiarò guerra alla Serbia, storica alleata della Russia. Migliaia di richiami alle armi furono fatti dall’esercito austro-ungarico nel territorio goriziano; gli arruolati furono mandati a combattere sul fronte in Bosnia e soprattutto in Galizia, mentre alcune centinaia preferirono riparare in territorio italiano per arruolarsi con quell’esercito. In seguito a ciò molti caddero su quei fronti o furono fatti prigionieri dai russi.

Per la città quel Natale di guerra del 1914 fu molto triste e penoso. Mentre il Governo italiano dichiarava la sua neutralità e rifiutava di entrare in guerra a fianco degli Stati della Triplice Alleanza, il 3 maggio 1915 Roma rinnegò la Triplice Alleanza e il 23 dello stesso mese dichiarò guerra all’Austria-Ungheria. Il 24 maggio 1915, per circa tre anni, la città con le zone limitrofe fu teatro di cruenti battaglie: furono distrutti ponti, vie di comunicazione e circa tremila case; anche il vecchio maniero fu molto danneggiato, così pure il bellissimo Duomo e diversi monumenti insigni della città, che con la loro presenza raccontavano in silenzio dieci secoli di vita.

Quelle poche migliaia di cittadini (trentamila prima della guerra) rimasti in città furono internati come profughi dalle autorità preposte in Slovenia e in Stiria, nel campo profughi di Wagna.

Della guerra in atto vanno ricordate le 12 battaglie dell’Isonzo, le varie trincee e i camminamenti realizzati sul Monte Calvario, sul Sabotino, sul San Gabriele, sul San Michele e sul San Marco, dove migliaia di soldati e ufficiali da ambo le parti morirono o furono fatti prigionieri. Ricordiamo le 57.201 salme dell’ossario di Oslavia (a circa 5 km dal centro cittadino) e i 100.187 caduti che riposano al sacrario di Redipuglia, dove sorge anche una grandiosa ara in marmo di Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, comandante della III Armata. A Polazzo, nei pressi di Redipuglia, c’è il cimitero di guerra dei soldati austro-ungarici.

Le truppe italiane per la prima volta entrarono in Gorizia il 9 agosto 1916, alla guida del sottotenente Aurelio Baruzzi e, dopo la ritirata di Caporetto (ottobre 1917), rientrarono nuovamente trionfanti il 6 novembre 1918 con la brigata di cavalleria Saluzzo-Vicenza, fra un tripudio di bandiere e di popolo festante. L’Impero austro-ungarico era ormai sconfitto definitivamente.